REGNO DI NAPOLI: DIFETTI DI INCISIONE DEL FRANCOBOLLO DA 2 GRANA

III TAVOLA – POSIZIONE 95 DEL GRUPPO DI 100 DI SINISTRA

Prima di descrivere e mostrare i segni caratteristici di questa posizione, trovo utile una breve introduzione per il riconoscimento di francobolli da 2 grana della III tavola rispetto a quelli della I tavola.

Sebbene le tavole fossero state prodotte sotto la direzione di due differenti incisori (Masini per la I mentre De Masa per la III), entrambe presentano il segno segreto corrispondente ad una “A” al di sotto del triangolo inferiore destro. Già Emilio Diena nella sua monografia (“I francobolli del Regno di Napoli e i due provvisori da mezzo tornese del 1860”) aveva descritto il segno segreto presente sui francobolli emessi dall’amministrazione napoletana segnalando le lettere su ciascun valore riconducibili all’iniziale del nome ed il cognome dell’incisore (“G MASINI”). Sono propenso a credere che la presenza del segno segreto anche nella tavola approntata dal De Masa sia stato mantenuto data la casuale corrispondenza dell’iniziale del nome e di parte del cognome con il Masini (Giuseppe Masini e Gaetano De Masa), ipotesi motivata soprattutto dall’assenza della “I” nella seconda tavola del 10 grana, anch’essa prodotta sotto la direzione del De Masa.

Principale caratteristica che invece permette di escludere un esemplare come riconducibile alla I tavola è la maggiore distanza della linea di separazione tra francobollo e francobollo in senso verticale dalla linea di riquadro sia superiore che inferiore. Qualora invece il francobollo in esame non abbia margini tali da permettere la visione delle linee di separazione, altra caratteristica è rappresentata dalla linea di riquadro superiore netta e definita degli esemplari della III tavola

A sinistra 2 grana della I tavola, a destra un esemplare della III tavola. Le frecce indicano i segni caratteristici che contraddistinguono le differenti tavole.


Ulteriore differenza consiste nella presenza di una sottile linea che riquadra i 200 francobolli e riscontrabile in esemplari della III tavola adiacenti al bordo del foglio.

2 grana III tavola posizione 95. Oltre ai segni peculiari della posizione 95, viene indicata la linea di riquadro della composizione della III tavola

Passando alla descrizione dei segni distintivi della posizione 95 del gruppo di 100 di sinistra della III tavola, caratteristica principale è rappresentata dal triangolo inferiore destro incompleto.

2 grana III tavola posizione 95, recto (sinistra) e verso in controluce (destra)


Altri segni distintivi:

  1. Linea inferiore destra del riquadro incompleta.
  2. Presenza della linea di riquadro della composizione di 200 francobolli in basso.
  3. Possibilità della presenza di filigrana “traliccio”, peculiare per esemplari al bordo del foglio.

REGNO DI NAPOLI: DIFETTI DI INCISIONE DEL FRANCOBOLLO DA 2 GRANA

I TAVOLA – POSIZIONE 17 DEL GRUPPO DI 100 DI SINISTRA

A monte del plattaggio di un qualsiasi francobollo, deve essere preventivamente fatto il riconoscimento “generale” del pezzo che si ha davanti così da evitare di riconoscere erroneamente, ad esempio, i difetti di una posizione 16 della I tavola su un 2 grana della III tavola! Nel caso del 2 grana napoletano, quindi, andrebbe sempre prima riconosciuta la tavola che fu utilizzata per la stampa.


Non mi dilungo sulle caratteristiche che contraddistinguono le 3 tavole poiché già ampiamente descritte su tutti i cataloghi filatelici. Invece voglio porre l’attenzione nel caso in cui non si riesca a classificare un 2 grana con immediatezza, caso frequente quando, ad esempio, il francobollo non ha margini abbastanza ampi.

I Tavola – posizione 17

I margini del francobollo riportato sopra, infatti, non permettono di vedere il classico segno della rulletta in basso che contraddistingue la I tavola. Qualora vi troviate in una situazione analoga, semplice “trucco” è vedere la cornice di riquadro superiore: quasi sempre poco netta e spessissimo fusa con il segno della rulletta in alto nei francobolli della I tavola.

I Tavola – posizione 17

Come evidente dalle figure, il “segno” maggiormente evidente della posizione 17 della I tavola è rappresentato dalle diffuse striature verticali a sinistra. Ulteriori segni riscontrabili sono:

  1. Sfumatura verticale del triangolo inferiore sinistro (all’altezza di “OL” di “BOLLO”).
  2. Sfumatura orizzontale del triangolo inferiore sinistro (all’altezza di “O” di “BOLLO”) che, con la precedente, forma una L speculare e capovolta.
  3. Piccola linea di colore verticale al di sotto della “S” di “POSTA”.

Da Il Foglio n. 189

Il bollo napoletano “CORRETTA” in periodo prefilatelico

Lettere maldirette

Nel Regno di Napoli, fin da quando l’accesso al servizio postale era stato ampliato sempre di più a privati per favorire le comunicazioni ed in seguito all’emanazione dei primi regolamenti da parte dell’amministrazione postale napoletana, ha sempre avuto rilevante importanza il controllo della corretta tassazione da applicare alla corrispondenza. Prova di ciò è data dal reperimento di documenti risalenti alla fine del XVIII secolo in cui il segno manoscritto di tassazione veniva rettificato (in genere cassando con segni orizzontali la somma da modificare ed apponendo la corretta tassazione) e che recavano impressi il bollo “CORRETTA”, indicante appunto l’ufficialità della rettifica eseguita da un impiegato adibito a tale compito.

1840 – Lettera spedita da Bari a Napoli, tassata per 7 grana ed in seguito corretta in 9 grana
Lettera del 1821 da Bari a Napoli. La tassa è stata rettificata da 10 ad 11 grana

Di questo bollo se ne conoscono una moltitudine di tipi e sottotipi (Vollmeier, nella sua opera “Storia postale del Regno di Napoli, dalle origini all’introduzione del francobollo”, ne classifica ben 25 differenti!), sicuramente contrassegnando il massivo utilizzo che ha avuto.

Sebbene il bollo “CORRETTA” sia maggiormente conosciuto su pieghi con tassazione rettificata, era adoperato anche per identificare quella corrispondenza il cui instradamento, per diversi motivi, era stato erroneamente eseguito. Tali pieghi venivano indicati come maldiretti, ossia lettere di cui si rettificava l’invio. Il regolamento in tali casi indicava che dovesse essere apposto sia il “CORRETTA” che il bollo con data del re-indirizzamento. Non so dire con certezza se sia più difficile reperire corrispondenza con l’uso del “CORRETTA” per lettere maldirette ma, durante le mie ricerche, ho trovato sia maggiormente infrequente rispetto a trovarlo su pieghi erroneamente tassati.

1830 – Piego spedito da Palermo a Napoli. Il bollo “CORRETTA” venne utilizzato per indicare un erroneo instradamento in partenza e fu impresso per sbaglio sul segno di tassazione, come si evince dalla ripetizione del segno manoscritto di tassazione (10 grana)
Lettera del 1844 da Mesagne a Napoli (4 novembre), rispedita il giorno seguente a Portici. Insieme al bollo “CORRETTA” venne utilizzato il bollo a croce “CASSA CIFRA” sia al recto che al verso. Presenti 2 bolli differenti di Napoli.
Lettera del 1843 da Roma a Caprara in Abruzzo. Transitò ben 3 volte per Napoli, come documentato dai bolli datari al verso, ad indicare l’errato instradamento.

Ad ogni modo, il riconoscimento del differente utilizzo è facile ed immediato. Fattore discriminante è sicuramente dato dalla concomitanza dei segni di cassazione della tassa e dalla posizione del bollo sull’errata tassazione: in tal caso il controllore postale voleva chiaramente indicare che, alla consegna, sarebbe stata riscossa la nuova somma indicata. Invece, la presenza di un solo segno di tassa, insieme con l’apposizione di bolli con datario differente al verso, indica chiaramente un erroneo instradamento. 

Da “Il Foglio” n. 195