Il controllo postale a Napoli Capitale (1802 – 1821)
Studio e classificazione dei timbri a numero dell’amministrazione napoletana
Nel sistema postale del Regno di Napoli il controllo della tassazione delle lettere rivestiva grandissima importanza, sia per la verifica dell’esatta tariffa da applicare alle corrispondenze in porto dovuto sia per una corretta contabilità nelle officine di posta.
Infatti ciò viene documentato dalla grande varietà di timbri utilizzati dai verificatori, di cui alcuni ampiamente documentati e descritti (ad esempio “AGDP” e “Corretta”) ed altri ancora poco conosciuti e, purtroppo, di difficile interpretazione. Peraltro, se si tiene conto della mole di corrispondenza in partenza, transito e arrivo in una grande Capitale quale era la Napoli del tempo, non stupisce la molteplicità e la diversificazione nel corso degli anni dei segni apposti sulle lettere dai controllori.
L’identificazione delle corse: lettere in arrivo a Napoli
Caso emblematico è costituito dai timbri a numero, utilizzati dal 1802 al 1821, di cui si conoscono due tipologie ben distinte: la prima in uso dal 1802 al 1806 e la seconda dal 1806 al 1821, caratterizzata da dimensioni poco maggiori e da una diversa foggia tipografica.
I bolli prodotti da tali timbri si ritrovano su lettere in arrivo a Napoli apposti con lo scopo di indicare con quale corsa mensile fossero giunte. Le cifre progressive dall’1 all’8 rappresentavano ciascuna una specifica corsa di posta e, poiché erano 2 le corse settimanali stabilite, tali timbri coprivano con precisione le 8 corse mensili.

Fig. 1: Esemplificativa lettera partiti da Foggia il 26 Luglio 1812 e giunta a Napoli con la 7^ corsa (tra il 25 e il 28 del mese).
Purtroppo la motivazione tecnica dell’adozione di tali timbri non è esplicitata nei regolamenti postali ordinari. Tuttavia, è stato ritrovato un prezioso riferimento in una comunicazione inviata il 7 Luglio 1812 al Ministro delle Finanze dal Direttore Generale delle poste, la quale specifica:
«… Le lettere poi che arrivano in Napoli per mezzo di corrieri ordinari sono marcate con tante cifre diverse, ciascuna indica il giorno in cui la lettera è arrivata nel corso del mese. Questa cifra, quantunque non conosciuta dal pubblico, è però tale che in ogni tempo può dimostrare a questa Direzione Generale, il giorno in cui la lettera è arrivata…»
Si può dunque dedurre che i bolli con numero fossero utili esclusivamente all’organizzazione contabile interna dell’amministrazione postale fino a tutto il 1815, anno in cui furono formalmente sostituiti con i timbri datari (riportanti giorno-mese-anno di arrivo).
Rimasero però in uso straordinario fino al 1821 per indicare, nella maggior parte dei casi, non più la corsa ma, verosimilmente, per attestare un avvenuto controllo dei verificatori in merito alla congruenza della tassa applicata.

Fig. 2: Lettera spedita da Venezia il 13 Settembre 1816 e giunta a Napoli il 22 Settembre (da bollo datario al verso) con la 6^ corsa di posta e presentante l’apposizione del bollo “7”.
L’utilizzo in partenza e la “Picciola Posta” (Periodo Francese)
Alquanto inusuale appare invece l’utilizzo per le lettere in partenza da Napoli. In questo caso la numerazione progressiva non contrassegna la corsa di posta ma, verosimilmente, indica l’avvenuto controllo della tassa anche antecedentemente all’introduzione dei timbri datari a fine 1815.

Fig. 3: Lettera spedita da Napoli il 10 Giugno 1812 diretta a Torre del Greco, su cui venne apposto per controllo, eccezionalmente, il bollo a numero “1” in combinazione con il bollo a lettera “L” in rombo.
Un’ipotesi plausibile dell’utilizzo in partenza da Napoli potrebbe essere riconducibile all’istituzione nel 1806 (D. n. 95 del 24 giugno 1806), in pieno periodo francese, della “Picciola Posta” di Napoli. Questa, prendendo a modello l’organizzazione postale metropolitana parigina, stabiliva la consegna quotidiana della posta all’interno della città e tra la città ed alcune località vicine.
Per garantire un servizio efficiente vennero istituiti 6 uffici postali metropolitani, coordinando la corrispondenza dei quartieri limitrofi. Rientra in questa casistica il documento di Fig. 3, spedito dall’Ufficio Centrale di S. Giacomo (quartiere Monteoliveto) e diretto a Torre del Greco, località di seconda distanza compresa nella “Picciola Posta”. È verosimile che solo tali uffici utilizzassero i timbri a numero per attestare l’avvenuto controllo della corrispondenza non inoltrata dall’ufficio centrale di Napoli, velocizzandone lo smistamento logistico.
Sicuramente una maggiore disponibilità di oggetti postali del periodo potrebbe risolvere molti se non tutti i dubbi sull’utilizzo di questi interessanti timbri. Risulta pertanto auspicabile un confronto attivo e costante tra i collezionisti che si occupano di questo particolare settore della storia postale meridionale.
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