Il bollo napoletano “CORRETTA” in periodo prefilatelico
Focus speciale sulle lettere maldirette
Nel Regno di Napoli, fin da quando l’accesso al servizio postale era stato ampliato sempre di più ai privati per favorire le comunicazioni ed in seguito all’emanazione dei primi regolamenti da parte dell’amministrazione postale napoletana, ha sempre avuto rilevante importanza il controllo della corretta tassazione da applicare alla corrispondenza.
Prova di ciò è data dal reperimento di documenti risalenti alla fine del XVIII secolo in cui il segno manoscritto di tassazione veniva rettificato (in genere cassando con segni orizzontali la somma da modificare ed apponendo la corretta tassazione) e che recavano impressi il bollo “CORRETTA”, indicante appunto l’ufficialità della rettifica eseguita da un impiegato adibito a tale compito.
1. Analisi dei documenti con tassazione rettificata
Di questo bollo si conosce una moltitudine di tipi e sottotipi (Vollmeier, nella sua opera fondamentale “Storia postale del Regno di Napoli, dalle origini all’introduzione del francobollo”, ne classifica ben 25 differenti!), a testimonianza del massivo utilizzo che ne è stato fatto negli uffici del Regno.

Fig. 1: 1840 – Lettera spedita da Bari a Napoli, tassata in partenza per 7 grana ed in seguito corretta in 9 grana.

Fig. 2: Lettera del 1821 da Bari a Napoli. La tassa originaria è stata rettificata da 10 ad 11 grana.
L’uso per disfunzione di instradamento: le lettere “maldirette”
Sebbene il bollo “CORRETTA” sia maggiormente conosciuto su pieghi con tassazione rettificata, era adoperato anche per identificare quella corrispondenza il cui instradamento, per diversi motivi, era stato erroneamente eseguito. Tali pieghi venivano indicati come maldiretti, ossia lettere di cui si rettificava l’invio.
Il regolamento postale in tali casi indicava chiaramente che dovesse essere apposto sia il “CORRETTA” che il bollo con la data del re-indirizzamento. Durante le mie ricerche documentarie, ho riscontrato che il reperimento di corrispondenza con l’uso del “CORRETTA” per lettere maldirette risulta decisamente più infrequente rispetto all’utilizzo sui pieghi erroneamente tassati.
2. Evidenze storiche di erroneo instradamento

Fig. 3: 1830 – Piego spedito da Palermo a Napoli. Il bollo “CORRETTA” venne utilizzato per indicare un erroneo instradamento in partenza e fu impresso per sbaglio sul segno di tassazione, come si evince dalla ripetizione del segno manoscritto di tassazione (10 grana).

Fig. 4: Lettera del 1844 da Mesagne a Napoli (4 novembre), rispedita il giorno seguente a Portici. Insieme al bollo “CORRETTA” venne utilizzato il bollo a croce “CASSA CIFRA” sia al recto che al verso. Presenti 2 bolli differenti di Napoli.

Fig. 5: Lettera del 1843 da Roma a Caprara in Abruzzo. Transitò ben 3 volte per Napoli, come documentato dai bolli datari al verso, ad indicare l’errato instradamento.
Criteri diagnostici di riconoscimento
Ad ogni modo, il riconoscimento del differente utilizzo è facile ed immediato. Il fattore discriminante è sicuramente dato dalla concomitanza dei segni di cassazione della tassa e dalla posizione del bollo sull’errata tassazione: in tal caso il controllore postale voleva chiaramente indicare che, alla consegna, sarebbe stata riscossa la nuova somma indicata.
Al contrario, la presenza di un solo segno di tassa originario, unito all’apposizione di bolli con datari differenti al verso del documento, attesta in modo inequivocabile un erroneo instradamento logistico.
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